TERRA SENZA CONFINE

 
 
 
Ci rifiutiamo di accettare le parole insensate di leghisti privi di scrupoli. Diciamo forte e chiaro " Noi accettiamo i Clandestini" , non perché è umano, non perché è solidale ma perchè è GIUSTO.
Nessuna donna, nessun uomo, nessun bambino devono essere offesi e umiliati solo perché cercano di cambiare la loro vita. Noi siamo con loro e chiediamo al Presidente della Repubblica di non nascondersi dietro le solite frasi nebulose, i richiami alle decisioni del parlamento europeo; che dica chiaramente che l'Italia non DEVE respingere i migranti, dando loro la possibilità di scegliere se rimanere o continuare il viaggio verso altri Stati europei.
L'Italia è piena di paesini che si stanno via via spopolando, perchè non si fanno più figli, perché i giovani preferiscono trasferirsi in città o all'estero; diamo la possibilità ai migranti di ricostruirsi il futuro contribuendo alla ricrescita culturale ed economica dell'Italia. Noi faremo un gesto di insuperabile solidarietà e rispetto della dignità umana, loro in cambio ci faranno sentire finalmente liberi.
Liberi, sì, perché uno Stato che non crea tensioni e paure, che non parla ad ogni piè sospinto di armi, cannoni e mitraglie, è uno Stato veramente Libero e Democratico. Uno Stato che ha memoria del proprio passato, senza sentirsi continuamente vittima e carnefice insieme, può affrontare il presente con coraggio. I nostri vicini d'oltremare sono in gravi difficoltà, accogliamoli, diamo  assistenza, accompagnamoli con decoro e dignità in questo momento così tragico per loro.
Chiedo a tutti voi di aderire a questa campagna di accoglienza e fratellanza.


"NOI ACCETTIAMO I CLANDESTINI"




ImmigrArte

113 feat Reda Taliani Partir Loin


 
Il brano è stato tratto dal Blog di Gabriele Del Grande "Fortresse Europe"

   

refrain:Reda Taliani

Yal babour yamon amour
Khrrejni men la misere
Fi bladi rani mahgoure
Aite aite ou j'en ai marre
manrattéch l'occasion
Fi bali sa fait lontemps
Hadi nessetni qui je suis
Nkhdem 3liha jour et nuit
Yal babour ya mon amour
Khrrejni men la misère
Evasion spéciale men L'Algérie l'occidentale

Rim-k
Moi j'suis de kabylie fornie
On fumait 350 benji
Sur les bords de la corniche
Habsini maalich
Rien a perdre Rim-k le malade mentale
plus connu que le hadj memba
Jvoudrais passé le hénné a ma bien aimée
Avant que je taille
Comme cheb Hasni jsui sentimentale
Partir loin, rien à perdre
Fi Boston ou la chepa
Laissez moi de toi
Comme Robinson sur une île
Mon mouton je l'apellerai Mercredi
Dès que l'avion atterie j'applaudi
Comme les chibanies j'vous rends la carte de residence
Un moment d'évasion ya hmar lève toi et danse

Réda taliani
ça fait plaisir

refrain: Reda taliani

Yal babour yamon amour
Khrrejni men la misere
Fi bladi rani mahgoure
Aite aite ou j'en ai marre
manrattéch l'occasion
Fi bali sa fait lontemps
Hadi nessetni qui je suis
Nkhdem 3liha jour et nuit
Yal babour ya mon amour
Khrrejni men la misère
Evasion spéciale men L'Algérie l'occidentale

Rim-k
Jreste bledar, debrouillard
Jtannonce ammene moi loin de la misere
Mon plus fidele compagnon en route pour l'eldolado
Tellement plein c'est quoi dirou lsac a dos
Partir loin sans les cousins
Les plans à l'arache c'est dur
Jme considère chanceux d'etre en vie
Pourvu que sa dure
J'ai grandis qu'avec des voleurs
Du haut toujours les youyous qui résonne
Dans ma tete etre a la quete du bonheur



Reda Taliani

Ya bladi nti fik el khir
yedih eli 3ndou ezhar i3ich
li3ndou lktaf wou tzidilou lmal el bahr




refrain: Reda Taliani

Yal babour yamon amour
Khrrejni men la misere
Fi bladi rani mahgoure
Aite aite ou j'en ai marre
manrattéch l'occasion
Fi bali sa fait lontemps
Hadi nessetni qui je suis
Nkhdem 3liha jour et nuit
Yal babour ya mon amour
Khrrejni men la misère
Evasion spéciale men L'Algérie l'occidentale


ritornello: Reda Taliani

Yal babour yamon amour
Khrrejni men la misere
Fi bladi rani mahgoure
Aite aite ou j'en ai marre
manrattéch l'occasion
Arwah arwah c'est le moment
Hada nessetni qui je suis
Nkhdem 3liha jour et nuit

Yal babour yamon amour
Khrrejni men la misere
Fi bladi rani mahgoure
Aite aite ou j'en ai marre
N'sacrifie ou ndire
edar ew hata ana ma nwelish

eh ya ya ya ya yahhhhh

ritornello: Reda Taliani

O barca, amore mio
portami fuori dalla miseria
nel mio paese mi sento umiliato
sono stanco e mi sono stufato
stavolta non perderò l'occasione
nella mia testa è da un sacco di tempo
l'emigrazione mi ha fatto dimenticare chi sono
ci lavoro su giorno e notte
o barca, amore mio
portami fuori dalla miseria
evasione speciale dall'Algeria all'occidentale

Rim-k
Io sono della Cabili-fornia
fumavamo 250 benji
sul bordo della Corniche
arrestatemi non importa
non ha niente da perdere Rim-k il malato mentale
più conosciuto del Haj Memba
vorrei mettere il hénné alla mia amata
prima di tagliare
come cheb Hasni sono un sentimentale
a Boston o non so dove
lasciatemi
come Robinson su un'isola
il mio montone lo chiamerò mercoledì
e quando l'aereo atterra applaudirò
come gli chibanies vi restituisco la carta di residenza
un momento d'evasione dai asino alzati e balla

Réda Taliani
mi fa piacere

ritornello: Reda Taliani

O barca, amore mio
portami fuori dalla miseria
nel mio paese mi sento umiliato
sono stanco e mi sono stufato
stavolta non perderò l'occasione
nella mia testa è da un sacco di tempo
l'emigrazione mi ha fatto dimenticare chi sono
ci lavoro su giorno e notte
o barca, amore mio
portami fuori dalla miseria
evasione speciale dall'Algeria all'occidentale

Rim-k
Resto un paesano, pieno di risorse
e ti annuncio portami lontano dalla miseria
mio più fedele compagno sulla strada per l'eldorado
così pieno cos'è dentro lo zaino
partire lontano senza i cugini
il piano è duro
mi considero fortunato di essere in vita
a condizione che duri
sono cresciuto solo con dei ladri
dall'alto sempre i gridi di gioia che risuonano
nella mia testa alla ricerca della felicità


Reda Taliani

O paese mio, in te c'è la ricchezza
ma la prende solo chi ha fortuna, vive bene
chi ha le spalle e per loro aggiungi acqua al mare
(ovvero fai stare ancora meglio chi è già raccomandato)

ritornello: Reda Taliani

O barca, amore mio
portami fuori dalla miseria
nel mio paese mi sento umiliato
sono stanco e mi sono stufato
stavolta non perderò l'occasione
nella mia testa è da un sacco di tempo
l'emigrazione mi ha fatto dimenticare chi sono
ci lavoro su giorno e notte
o barca, amore mio
portami fuori dalla miseria
evasione speciale dall'Algeria all'occidentale


ritornello: Reda Taliani

O barca, amore mio
portami fuori dalla miseria
nel mio paese mi sento umiliato
sono stanco e mi sono stufato
stavolta non perderò l'occasione
vai vai è arrivato il momento
l'emigrazione mi ha fatto dimenticare chi sono
ci lavoro su giorno e notte

O barca, amore mio
portami fuori dalla miseria
nel mio paese mi sento umiliato
sono stanco e mi sono stufato
Mi sacrificherò e farò una casa
oppure non ritornerò indietro

eh ya ya ya ya yahhhhhhh

IN RICORDO DI NEDA AGHA SOLTAN

IN RICORDO DI NEDA AGHA SOLTAN - Terra Senza Confine

Il 20 giugno del 2009 Neda Agha Soltan scende in piazza per manifestare contro i brogli elettorali in Iran. Neda è una studentessa di filosofia, non compie nessuna violenza, vuole solo esercitare un diritto elementare, esprimere il suo dissenso. Chi la vede quel giorno alla manifestazione la ricorda << con un cappello da sole, e un grande sorriso furioso>>.
Da un tetto o forse da una motocicletta, un cecchino del Basij, la milizia paramilitare, le spara al torace. Neda muore,così diviene il simbolo del movimento verde, nuova Antigone suo malgrado.
(brano tratto da un articolo di Paola Zanuttini - "Il Venerdì", La Repubblica)

 - Terra Senza Confine

AUNG SAN SUU KYI FINALMENTE LIBERA!




Associazione Culturale Multietnica

“TERRA SENZA CONFINE”

via Sbarre Centrali 327 – 89133 Reggio Calabria/ c.f. 92066830800

tel. 329.1052899 – 349.6718697

terrasenzaconfine@email.itterrasenzaconfine@gmail.comwww.terrasenzaconfine.com


 



 
 
 

 

                         

 


 


 

 

 





































 



 

 

 



 

 - Terra Senza Confine


Immigrazione di ieri e di oggi
 


la foto mostra gli hangar in cui vivevano i minatori stranieri a Marcinelle. Gli stessi hangar, pochi anni prima, erano stati usati come campo di concentramento dai nazisti per i prigionieri russi.
Molti dei minatori italiani che persero la vita nella miniera di Marcinelle ( 136 su 256 minatori ) a 835 metri sottoterra, abitavano in questi miserevoli hangar  in condizioni di vita di grande disagio.


( << Non abbiamo spazio in questo paese per “l'uomo con la zappa”, sporco della terra che scava e guidato da una mente minimamente superiore a quella di un bue, di cui è fratello >> Arthur Sweeny, autore dell'articolo Immigrati mentalmente Inferiori – Test Mentali per Immigrati pubblicato dalla “North American Revue” maggio 1922, era probabilmente convinto di non essere affatto xenofobo nei confronti degli italiani dei quali scriveva. Credeva nella scienza, nella statistica, nell'esattezza dei numeri. E spiegava.

-<< La percentuale degli stranieri con un'età mentale inferiore a quella di un undicenne è del 45%. L'immigrazione dell'Europa orientale e meridionale è più indesiderata di quella da altre parti del continente. Non possiamo seriamente opporci agli immigrati da Gran Bretagna, Olanda, Canada, Germania, Danimarca e Scandinavia, dove la proporzione dei gruppi di qualità è superiore al 4% e raggiunge un picco del 19% nel caso dell'Inghilterra. Ma piuttosto agli arrivi dall'Italia, con il suo 63,4% di immigrati catalogabili al gradino più basso della scala(...). Finché continuerà questo riversarsi di indesiderati nel nostro paese, la speranza di migliorare lo standard di qualità dei nostri cittadini sarà sempre più bassa(...). Non importa quanto valide siano le nostre scuole, dato che i due gruppi più bassi non possono. >> ( brano tratto dal Libro “ Storia dell'Emigrazione Italiana “ a cura di Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi e Emilio Franzina – cap.V pag. 283 “Brutta gente. Il razzismo anti – italiano “ di Gian Antonio Stella e Emilio Franzina
 




Immigrato in Belgio

 

Il Figlio

Quando lasciammo la Calabria avevo appena cinque anni. A ricordarlo adesso sembra di immaginare la vita di un'altra persona.

Piccolo, magro e lo sembravo ancora di più per via di quegli abiti, troppo grandi e informi. Passati di corpo in corpo, di corpo in corpo.

Mio padre era calzolaio, bravo dicevano, però il confronto era difficile da fare essendo l'unico del paese; se lui si ammalava i paesani dovevano farsi quasi venti km di strada abbarbicata sulle montagne tutta curve e sterrato per raggiungere il calzolaio del paese vicino. Comunque lui era bravo, sarebbe stato pure capace di farle per intero le scarpe, se solo ci fossero stati i clienti ricchi, purtroppo si doveva accontentare di ripararle. Vecchie scarpe fatte e rifatte all'infinito fino a che , un giorno, bisognava comprarle nuove.

Mio padre, a noi figli, faceva un tipo di scarpe per cui tutti i bambini ci ridevano dietro; le ritagliava dalle ruote delle macchine – che ai miei tempi erano ancora una rarità – e le metteva insieme con rimasugli di pelle di capra.

Il giorno in cui partimmo io avevo ai piedi un paio di quelle scarpe che erano state di mio fratello, infatti mi andavano un po' larghe e mia madre me le strinse, avvolgendole intorno alla caviglia, con della corda di juta.

Come eravamo poveri. Tanto, tantissimo. Quel tempo mi sembra così lontano ma non meno doloroso il suo ricordo. Quello che mi pesa di più è il ricordo del silenzio, della solitudine.

Mio padre portava i bagagli più pesanti, valigie e pacchi legati da un doppio giro di corda. Mia madre, più indietro, teneva me per mano e fagotti e pacchi col braccio libero. Poi c erano i miei fratelli, loro portavano dei pacchi sulle spalle, così come oggi i ragazzi portano gli zaini con i libri e il telefonino; ma in quei pacchi, pesanti eh, c'erano i regali per i nostri parenti che stavano a Milano. Il ringraziamento per il fastidio che gli avremmo dato sostando qualche settimana, prima di partire per il Belgio.

L'odore di erba spezzata, di terra, mi sembra di sentirlo ancora oggi. Era piovuto tutta la notte ,e la mattina dopo, quando gli animali erano uscite al pascolo, calpestando e mangiando l'erba, l'odore di origano, menta e caprifoglio selvatici aveva inondato l'aria. Si, questo è l'odore di quel giorno, misto al verde cupo degli alberi che si stagliavano nel cielo ancora grigio di nuvole.

Scendemmo tutti stipati dentro una corriera, giù giù fino al mare. Sembrava di caracollare come sassi dalle montagne.

Io ridevo. I miei fratelli si contenevano abbassando gli occhi. I miei genitori non so. Ricordo che non ci rimproverarono.

Per loro fu molto, molto più difficile.



Il Padre


 

Mi sfrego le mani. E' un vizio. Le sento dure, callose, ruvide, e non basterà, diventeranno più dure perché io mai ho lavorato la terra, sempre col martello in mano e i chiodini fra i denti sono stato, tirando il cuoio, con l'ago ricurvo a cercare nuovi fori. Finché non c'è altro da dire

-<< compare neanche con un miracolo le posso riparare>>-.

Invece ora mi serve imparare, a quest'età, coi figli già grandi, devo cominciare tutto daccapo. In paese contadini sono, è come va male per me va male anche per loro. Uno mi dice “Belgio”. E dove sta il Belgio? “Maronna mia ma aund'è ! Fora dell'Italia, 'ciù luntanu i Milano, ancora e ancora. Gli servono lavoratori, in miniera. Sutta terra poi! Ma quandu mai tinni 'na zappa 'nte mani? E ora sotto terra a zappare. Maronna du Carmini, a sudura, a lordia, sta puzza. Torno alla baracca e penso ai figli sempre nascosti che se li scoprono spediscono tutti a casa, e come si fa? Le finestre stanno sempre chiuse e loro non possono piangere, giocare, crescono seri, silenziosi, sempre con gli occhi sgranati come se ascoltassero con quelli. E mia moglie, quanta tristezza, qui ci trattano come cani, non ci vogliono nei loro negozi, nelle loro strade, nelle loro case.... ci chiamano zingari; in una strada 'npicciatu' in un negozio leggo “ Niente cani né italiani”, che vuol dire, che significa, io lavoro mi spezzo la schiena per il loro carbone e se mi pagano, bè quella paga io la ripago cinque , dieci volte di più; vivo in baracche piccole e fetenti lontano dalla città, devo andare fuori a cacare, ecchè manco al mio paese. Era meglio la mia casa con le finestre che guardano le montagne. Io sono un lavoratore e voglio lavorare nel mio proprio paese, non in un altro a fare lo schiavo. Qui non si respira, non respiro.

In 262 siamo morti con la zappa in mano e 136 siamo italiani




La Madre


 

Pensavo di essere gravida, che guaiu, curria subitu 'nta levatrici << Aiu a partiri cummari. Aiu 'a partiri.>> Mi sembrava di non reggere. E come potevo parlare con mio marito? Tutto era pronto per partire, a Milano i cugini ci aspettavano. Gli uomini avevano lavorato prima in fabbrica, poi erano andati a fare il muratore in Svizzera, guadagnavano beddi sordi, poi 'nci dissiru “Belgio” e iddi iru.

Sutta terra. Quando mi disse “Belgio” sentì un dolore, qui nel petto. <> Solo questo che già mi pareva troppo, e lui rispose << O 'ca zappa o murimu i fami>>

Ma qui non ci vogliono. No no, ci vogliono per lavorare ma non ci vogliono vedere. Abitiamo in baracche fuori dalla città, le strade diventano fango quando piove, manco al paese era così. Quando pioveva l'acqua scorreva sulle strade di pietra lucenti, pulite. Io lavoravo nei campi e qui, in un angolo, ho cercato di creare un pezzetto di paese; certo i pomodori, le cipolle, la lattuga crescono lente, non hanno quel sapore. Devo stare sempre attenta a non fare uscire i bambini, a tenerli chiusi, sono anni che vivono senza vedere le strade, il cielo, la gente. In clandestinità, come animali. E noi siamo stati fortunati i bambini stanno bene, sono di ceppo forte. Altri hanno perso i loro figli e tutto di nascosto hanno dovuto fare, senza medici, senza preti, senza chiese. Di notte, 'nto scuru.

Ma che vita è questa, che morte? Animali, ma non siamo animali.

Poi un giorno non torna, né lui né altri.

Sono fuori sulla porta ,e guardo dritta come in paese quando lui tornava, salendo chino i dieci gradini che separavano la stanza di calzolaio dalla nostra casa. Poi vedo qualcuno salire sulla strada, mi copro gli occhi.

'Ca zappa sutta terra muriu!
    





I NUOVI SCHIAVI

 

Nei  primi giorni di inizio 2010 si è potuto assistere allo spettacolo, quanto mai anacronistico, stolto e disumano, della cacciata dei nuovi schiavi. Nulla è stato lasciato al caso, né gli insulti, né i ferimenti a colpi d'arma da fuoco, né le botte.

E così la furia cieca è esplosa.

Questi esseri umani, che non conservano i loro nomi appena toccano il suolo italiano, e che d'improvviso vengono chiamati “Paolo”, “Giovanni”, “Massimo” ( ma non per questo, anche se abitano in Italia da decine di anni, vengono accettati come “cittadini italiani”).

Questi esseri umani che si sentono dare del “tu” da ragazzini e persone adulte, anche se loro stessi non saranno più ragazzini ma uomini coi capelli bianchi.

Questi esseri umani che lasciano le difficoltà della loro terra d'Africa, con l'acqua da andare a prendere a km di distanza dalla propria casa; le malattie in-debellate dal morbillo al tifo, dal colera al tetano, alll'AIDS; con le guerre costanti che rendono invivibili i loro migliori territori, rassegnati gli abitanti, guerrieri i bambini. Tutto sotto gli sguardi passivi e indifferenti degli stati occidentali, i quali prendono vita e fervore nazionalista quando vengono compromessi i loro interessi economici, “sporcate” le loro belle città.

Questi esseri umani a un tratto non si arrendono. Si armano con ciò che trovano. Non fanno più eccezioni.

Forse sarà la loro casa di cartone affastellata alla bell'e meglio.

Forse sarà il fuoco nocivo che respirano all'interno dell'edificio dismesso, degradato, che hanno occupato per ripararsi.

Forse sarà il ricordo della loro terra che non gli ha dato possibilità dopo averli bene istruiti, spingendoli verso un'altra terra che infischiandosene delle loro capacità intellettuali, li trasforma in nuovi schiavi, sempre più poveri, senza poter tornare in Patria con acquisite capacità economiche, culturali, imprenditoriali per far crescere i propri figli, se proprio non li vogliamo.

Forse sarà la dignità calpestata ogni giorno, senza potersi alzare al mattino rilassati, arrivare fino in cucina bere un caffè, un tè, del latte, una buona colazione che li ristori e li accompagni decisi verso un bel bagno per i bisogni primari, nel riserbo più totale, per poi fare una tiepida doccia mattutina, quella sferzata d'acqua e profumo che ti farà accogliere ottimista, in strada, qualunque intemperia.

Ecco, questo essere umano ha tutto questo dentro: la famiglia lontana, la propria terra travagliata da violenze e fame e morte, il pregiudizio perché straniero, il razzismo atavico perché diverso, la miseria della propria esistenza, benché abbia cambiato continente per migliorarla, la mancanza di riserbo e decoro .

E' questo che innesca la miccia?

La accende esplodendo in urla e ruggiti e furia selvaggia e devastazione e ancora ti strappa dalla macchina ti strattona e calpesta e spacca vetrine e macchine devastando tutto ciò che incontra, rovesciando cassonetti dell'immondizia sparpagliando con rabbia il contenuto di sacchetti puzzolenti come a farti uguale a lui, qui nella strada, e farti vedere come si vive nella sporcizia, nella puzza, nella fatica quotidiana senza nessun riconoscimento alla fine della giornata, se non una macchina che di notte lo affianca, mentre stanco torna alla sua inospitale casa di cartone e plastica, e lo apostrofa << negro>> e gli chiede il misero salario della giornata, e se non basta gli spara o lo prende a mazzate.

Questo essere umano io non lo giustifico, non ha bisogno della mia giustificazione, né del nostro perdono; questo essere umano, penso, che ha bisogno del nostro rispetto.

Questo essere umano ha tutto il mio rispetto.

Si è ribellato all'ingiustizia e al sopruso. Lui adesso è andato via, chi si ribellerà alla 'ndrangheta? All'Ingiustizia? Tu? Io? Qualcun altro? Si qualcun altro.

Magari questa volta saranno esseri umani venuti dall'Asia, l'India o l'Afghanistan o che so altro... Ma anche lì, caspita mica vivono come noi. Questi sono poveri. Poveri? Vivono fra i rigagnoli di fogna, non è così che li vediamo nei servizi speciali dei TG? Gente sporca, furiosa, misera, che magari ride davanti alle telecamere, e tu a chiederti<< ma di che ridono? Vivono nella merda e ridono. E' che sono incapaci, non saprebbero vivere senza di noi. Io al loro posto mi darei da fare, andrei a lavorare altro che vivere nelle baracche e stare tutto il giorno a togliere le mosche. >> Poi giri gli occhi, i pensieri, la memoria; non ricordi più i racconti dolorosi, rabbiosi, non ricordi più la miseria italiana che spingeva a centinaia di migliaia fuori dal Bel Paese i contadini analfabeti, i “cafoni” di ogni regione a sporcare la bella terra di Francia, Germania, Svizzera, Belgio, Americhe, Australia................................





 



 

 



 


 

  • 21/05/2012 06:53 pm
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'O Porrajmos - The Holocaust Romanì

Il termine Porrajmos, lingua romanì, significa "devastazione" " divoramento", mentre il termine Samudaripen "genocidio". Porrajmos e Shoah sono l'atroce intento del nazismo di sterminare Rom, Sinti, Camminanti e Ebrei. Si è calcolato che circa 6.000.000( 6 milioni) di ebrei siano stati sterminati, dei Rom, Sinti e Camminanti non se ne conosce il numero preciso, a quel tempo non vi erano dati certi sulle popolazioni nomadi; ma  si stima che possano essere 1.500.000 di individui ad essere spariti come un soffio di vento. Musica, Colore, Poesia, Arti e Mestieri antichi; Sorrisi, Idee, Parole e Sguardi. Amori e Desideri, Bellezza e Movimento. Di quante Persone, Cultura, Emozioni e Vitalità siamo stati privati noi tutti. Per questo non dovremmo mai abbassare lo sguardo da ciò che è ingiusto, puntando il dito anche verso leggi dello Stato che non salvaguardano i diritti di ogni individuo, perciò divenendo leggi "illegali", da non condividere mai. Mai.

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